Silvio Braida (Valtanaro) e Nella Andromaco (Runner Loano) lunedì 13 agosto si sono imposti nella Camminata nel verde di Ranzi di Pietra Ligure (Sv), corsa su strada dall’andamento mosso e collinare Ecco la classifica conpleta.

Silvio Braida (Valtanaro) e Nella Andromaco (Runner Loano) lunedì 13 agosto si sono imposti nella Camminata nel verde di Ranzi di Pietra Ligure (Sv), corsa su strada dall’andamento mosso e collinare Ecco la classifica conpleta.

Scoprimmo (ero insieme a Carlo Grippo e Giuseppe Gerbi)un’Argentina ricca di gare su strada e di impianti sportivi privati polifunzionali, dove si praticavano rugby, equitazione..una bella sorpresa. Ricordo un titolo del giornale “La Prensa”: “Los italianos son a ganar ”. Qualcuno, anni dopo, ebbe a dire  come Venanzio fosse stato troppo sensibile alle sirene delle gare on the road…”Smentisco nella maniera più assoluta.Non ho mai pensato di mettere in secondo piano allenamenti e pista”. Altra trasferta che gli cambia la vita: “Magnifico raduno in Australia e Nuova Zelanda nel 1977.Andai là con Giuseppe Gerbi, Gabriella Dorio e proff. Lucio Gigliotti. Conoscemmo campioni come John Walker, Rod Dixon, Dick Quax, e con loro metodologie come il bigiornaliero. Imparammo a non avere paura della fatica. A Christchurch corsi i 5000 su una pista in erba in 13’27”. Ed è la svolta. “Ricordo un allenamento sulla pista durissima di Paluzza, poco prima della stagione estiva del 1978. 1x5000 , 1x4000,  1x3000, 3x1000 al ritmo di  2’42” ogni mille con poco recupero….” Il 29 agosto a Praga finale secca dei 10000 m degli Europei. Forte del nuovo record italiano sui 5000 (  13’20”8 a Zurigo qualche settimana prima, impensierendo fino all’ultimo il formidabile Henry Rono), Venanzio si accoda al gruppo di testa, dove gli inglesi Black e  Foster tirano il collo a tutti fin dai primi giri: “Non volevano portarsi dietro troppa gente agli ultimi giri. A circa 600 m dalla fine Brendan Foster  allunga. L’ho seguito subito, ma, invece di superarlo mi sono accodato e il finlandese Marrti Vainio  ha trovato quel quid in più per sorpassarci”.”Nanto” è argento, al record italiano in 27’31”5.”Da quel momento non fui più considerato un outsider. Eppure ci volle un bel discorso da parte dell’allora direttore tecnico Enzo Rossi, perché prendessi parte ai 5000 m.Non volevo correre,mi sentivo appagato; però mi convinsero”.Sabato 2 settembre l’Italia scopre il mezzofondo grazie al finale incredibili di dodici giri e mezzo che sembrano una sorta di roulette russa, anzi ceca. O forse un racconto kafkiano (siamo o non siamo a Praga?), ricco di sorprese.L’iniziativa dell’inglese Nick Rose non scompagina il gruppo di testa; così alla campana sono in sei a guidare. Va in testa l’eterno Vainio, replica il talentuoso svizzero Markus Ryffel, quand’ecco che Ortis trova un varco a circa ottanta metri dal traguardo. Ryffel non riesce a replicare, Ortis è in testa, e, con un metro di vantaggio, tiene a bada la chioma bionda del russo Fedotkin. “Ho capito di avere vinto solo sul traguardo.E’ stata dura solo tatticamente; in quei giorni tutto mi riusciva facile, ero in uno stato di grazia”.  Campione d’Europa in 13’28”5! Venanzio inaugura un “ciclo virtuoso” che sarà contrassegnato dal titolo europeo di Alberto Cova sui 10000 quattro anni dopo, e vedrà poi Stefano Mei vincitore di oro/argento a gare invertite a Stoccarda ’86, e il magnifico Salvatore Antibo con la doppietta 10000/5000 a Spalato 1990.Il primo a fare sognare gli italiani, però, quaranta anni fa, fu il ragazzo di Paluzza. Nella fredda estate di Praga.  (cortesia Correre Edizioni)

   

La “Tutti a pei” è una corsa dalla lunga tradizione a Ceriale (Sv) e dintorni. Domenica 12 agosto un centinaio si sono allineati alla partenza, sotto l’organizzazione dell’Atletica Ceriale: primi posti per Carlo Cangiano (Run Albenga) in 24’58” e la consocia Enrica Meneghetti, 29’31”.

 

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Tutto parte da Paluzza, paese di poco più di duemila anime in provincia di Udine, a qualche chilometro di distanza dall’Austria. Carnia. Quasi Mitteleuropa, “MittelItalia?”: “Direi di no- dice Venanzio Ortis-siamo italiani e basta.Certo, siamo abituati alle durezze dell’inverno, alla neve, al freddo: abbiamo visto da vicino conflitti mondiali, viviamo in una terra di confine, ma non ci sentiamo certo austriaci”. Venanzio nasce il 29 gennaio 1955. Papà muratore, mamma casalinga. Il ragazzino è tanto vivace che la mamma lo affida nel tempo libero allo zio Gaetano Di Centa, sciatore di fondo (padre dell’olimpionica Manuela) : “Sperava che lo sport mi stancasse e mi calmasse un po'. D’altronde d’inverno a Paluzza non c’erano alternative: quel poco di attività motoria consentita era sugli sci”. Nel 1969 vince i campionati italiani allievi: “Però, contemporaneamente, iniziai a correre d’estate. A Paluzza si disputava il Trofeo Gortani di corsa in montagna”. Un segno del destino: anche Ortis, come il grande geologo e uomo politico friulano, ama la montagna, la Natura in generale. Arriverà fino a quattro esami dalla Laurea in Scienze Forestali.La montagna, i sentieri innevati, con il tempo cedono tempo e spazio alle piste, anche se non si tratta certo di impianti all’avanguardia: “Vinsi in 2’42” i mille metri dei Giochi della Gioventù a Timau, ultimo comune prima dell’Austria. Le curve? In corrispondenza dei corner del campo di calcio”. Si qualifica per la finale nazionale a Roma, dove, per uno strano caso del regolamento, è inserito nella seconda batteria e non può fregiarsi del titolo  ma scocca la scintilla del mezzofondo, complici gli studi del triennio di Istituto Tecnico a Tolmezzo. Il tecnico Franco Colle si accorge delle sue grandi qualità. Fisico longilineo, carattere taciturno, un po' chiuso: “Mi ci ritrovo, è vero.Con gli anni sono cambiato, ma in gioventù ero così”. In arrivo alcuni episodi che saranno fondamentali: “La Libertas Udine, con la Regione Friuli Venezia Giulia, creò una struttura di college. Con me c’erano il saltatore in alto Bruno Bruni e il lunghista Maurizio Siega. Prima, praticamente, non mi ero allenato”. Il ragazzo taciturno fa una grande gara nel Cross delle Nazioni di Monza del 1974: è secondo fra gli juniores.Gli è davanti solo l’americano Kimball. “Finite le scuole superiori, la Fidal ci consentì un periodo di gare all’estero, in Argentina. Enzo Rossi, l’allora direttore tecnico, ci gratificò di un viaggio premio a Buenos Aires. (continua) (Cortesia Correre Edizioni)

Tutto parte da Paluzza, paese di poco più di duemila anime in provincia di Udine, a qualche chilometro di distanza dall’Austria. Carnia. Quasi Mitteleuropa, “MittelItalia?”: “Direi di no- dice Venanzio Ortis-siamo italiani e basta.Certo, siamo abituati alle durezze dell’inverno, alla neve, al freddo: abbiamo visto da vicino conflitti mondiali, viviamo in una terra di confine, ma non ci sentiamo certo austriaci”. Venanzio nasce il 29 gennaio 1955. Papà muratore, mamma casalinga. Il ragazzino è tanto vivace che la mamma lo affida nel tempo libero allo zio Gaetano Di Centa, sciatore di fondo (padre dell’olimpionica Manuela) : “Sperava che lo sport mi stancasse e mi calmasse un po'. D’altronde d’inverno a Paluzza non c’erano alternative: quel poco di attività motoria consentita era sugli sci”. Nel 1969 vince i campionati italiani allievi: “Però, contemporaneamente, iniziai a correre d’estate. A Paluzza si disputava il Trofeo Gortani di corsa in montagna”. Un segno del destino: anche Ortis, come il grande geologo e uomo politico friulano, ama la montagna, la Natura in generale. Arriverà fino a quattro esami dalla Laurea in Scienze Forestali.La montagna, i sentieri innevati, con il tempo cedono tempo e spazio alle piste, anche se non si tratta certo di impianti all’avanguardia: “Vinsi in 2’42” i mille metri dei Giochi della Gioventù a Timau, ultimo comune prima dell’Austria. Le curve? In corrispondenza dei corner del campo di calcio”. Si qualifica per la finale nazionale a Roma, dove, per uno strano caso del regolamento, è inserito nella seconda batteria e non può fregiarsi del titolo  ma scocca la scintilla del mezzofondo, complici gli studi del triennio di Istituto Tecnico a Tolmezzo. Il tecnico Franco Colle si accorge delle sue grandi qualità. Fisico longilineo, carattere taciturno, un po' chiuso: “Mi ci ritrovo, è vero.Con gli anni sono cambiato, ma in gioventù ero così”. In arrivo alcuni episodi che saranno fondamentali: “La Libertas Udine, con la Regione Friuli Venezia Giulia, creò una struttura di college. Con me c’erano il saltatore in alto Bruno Bruni e il lunghista Maurizio Siega. Prima, praticamente, non mi ero allenato”. Il ragazzo taciturno fa una grande gara nel Cross delle Nazioni di Monza del 1974: è secondo fra gli juniores.Gli è davanti solo l’americano Kimball. “Finite le scuole superiori, la Fidal ci consentì un periodo di gare all’estero, in Argentina. Enzo Rossi, l’allora direttore tecnico, ci gratificò di un viaggio premio a Buenos Aires.Scoprimmo (e

Domenica 12 agosto, in orario serale (novità) si è disputata la Stradolcetto di Ovada (Al). In campo maschile ancora al top Diego Picollo (Maratoneti Genovesi), che ha prevalso  davanti a Diego Scabbio (Novese), che ne veniva dal primo posto mattutino nella Corri Connio. In campo femminile primo posto di Iros Baretto (Trionfo Ligure) davanti a Silva Dondero (Maratoneti Genovesi): va detto che la Dondero si è lamentata per segnalazione carente nell’ultimo tratto del percorso, quando la genovese stava lanciando la volata….Uomini: 1° Picollo (Maratoneti Genovesi); 2° Scabbio (Novese); 3° Dhimi (Novese); 4° Pintus (Unione Milanese); 5° Parodi (Vallescrivia). Donne: 1° Baretto (Trionfo Ligure); 2° Dondero (Maratoneti Genovesi); 3° Bardelli 8Trionfo Ligure); 5° Timossi (Città di Genova). Per quanto  riguarda le diverse categorie, primo Claudio Schiappacasse (Maratoneti Genovesi) nella M60; vittoria di Antonino Cadili (Varazze) nella M65 davanti a Gianni Demichelis (Maratoneti Genovesi); Nella M55 prima Anna Brizioli (Maratoneti Genovesi), seguita nell’ordine da Ausilia Polizzi (Varazze) e da Giovanna Moi (Maratoneti). Nella 16/39 seconda piazza per Massimo Cavanna (Maratoneti).

Diego Scabbio (Novese) e la consocia Teresa Repetto domenica 12 agosto si sono imposti nell’impegnativa corsa in montagna “Corri a Connio” nell’interno appenninico di Alessandria, sotto l’organizzazione della Novese. Migliore dei liguri Giorgio Grella (Cambiaso Risso).

Allegati:
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Diego Scabbio (Novese) e la consocia Teresa Repetto domenica 12 agosto si sono imposti nell’impegnativa corsa in montagna “Corri a Connio” nell’interno appenninico di Alessandria, sotto l’organizzazione della Novese. Migliore dei liguri Giorgio Grella (Cambiaso Risso).

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C’è un pizzico di Liguria nelle medaglie che, oggi, dalla maratona, hanno risollevato un po' il bilancio dell’atletica italiana. Eyob Faniel, quinto nella maratona maschile, è il vincitore 2018 della Mezza Maratona internazionale delle Due Perle; due anni fa a vincere la classica sammargheritese è stato Stefano La Rosa. Allenatore di Eyob è Ruggero Pertile, plurivincitore a Santa Margherita anni fa. Sara Dossena ha vinto la Mezza di Genova nel 2017. Un po' di Liguria se la portano nel cuore….

La chiamano “La Corsa dei cinque 4000”, perché si sviluppa nei dintorni delle vette immacolate del Vallese, Svizzera. Si parte da Sierre e si percorrono trentun chilometri di un percorso, che nelle parte iniziale consiste in un vero “muro” di quindici. Poi ecco un saliscendi nelle pietraie, con la ciliegina finale di tre chilometri in discesa. La 45° edizione passerà alla storia come il sesto acuto dello spagnolo Kilian Jornet Burgada , chiamato però domenica 12 agosto a una fatica supplementare per avere ragione dell’irriducibile inglese Rob Simpson. Alla fine, 1h47’49” di Kilian contro 1h48’03” di Rob. Buona gara dell’azzurro Francesco Puppi, sesto in 1h50’06”. Fra le donne successo della keniana Lucy Wambui in 2h06’45”: ottava Elisa Desco in 2h15’29”.