Trail del Monte di Portofino, 8 dicembre 2019

Mezza delle Due Perle, 2 febbraio 2020

Letteratura e corsa-James Joyce

 

 
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Un ragazzo corre scatenato, forte della sua gioventù e voglia di vivere, in un parco di Blackrock, vicino a Dublino. Il nome "roccia nera" viene dal fatto che il suolo d'Irlanda, l'isola verde lassù, nell'Atlantico, è proprio del colore, simbolo del mistero e del buio, che appartiene al "bog", il fango ricco di idrocarburi e rifiuti organici che appesantisce i campi. Eppure, in quelle radure ricche di arbusti, si sono allenati fior di campioni che nel cross hanno fatto conoscere le virtù e gli ideali di un popolo generoso, quasi sanguigno, lontano dalla freddezza stereotipata dei nordici.C'è una sorta di "connection familiare" che fa correre Stephen nella piccola oasi del sobborgo dublinese, lo zio Charles, pieno di salute, con una pelle ben abbronzata e fattezze scabre (insomma: un vigoroso master) lo affida alle cure dell'allenatore: " I due andavano nel parco dove si trovava ad aspettarli, seduto su una panca, un vecchio amico del padre di Stephen, Mike Flynn. Allora cominciava la corsa di Stephen intorno al parco.Mike Flynn stava al cancello vicino alla stazione ferroviaria, orologio alla mano, mentre Stephen correva per il sentiero nel modo approvato da Mike Flynn: la testa alta, le ginocchia ben sollevate e le mani dritte lungo i fianchi. Quando l'esercizio mattutino era finito, l'allenatore faceva i suoi commenti e qualche volta li illustrava stropicciando comicamente il terreno per un metro o due col suo vecchio paio di scarpe in tela turchina.Un piccolo cerchio di bambini e balie stupefatte si raccoglieva a guardarlo e restava anche quando quell'uomo e lo zio Charles si erano di nuovo seduti e parlavano di atletica e di politica.Benchè avesse sentito dire da suo padre che Mike Flynn aveva avuto tra le mani qualcuno fra i migliori corridori dei tempi moderni, sovente Stephen dava uno sguardo alla faccia floscia e coperta di stoppia dell'allenatore, che si curvava sulle lunghe dita macchiate con cui faceva la sigaretta, e fissava con pietà i mansueti occhi azzurro spento che si alzavano d'un tratto dal lavoro e si perdevano nella lonrananza azzurra..".Stephen non è altro che James Joyce, uno dei più grandi scrittori del Novecento, che così si autodescrive nel libro- biografia "Dedalus". Pare proprio che il vissuto magmatico del grande narratore (1882-1941), il delirio raffigurato in "Ulisse", l'irrequietezza infinita che trova sfogo sulla carta stampata, trovassero poi un'estrinsecazione fisica, una sublimazione, nell'atletica leggera. James aveva scoperto la Regina delle discipline al "Clongowes Wood College", e, proseguendo gli studi nel famoso istituto gesuitico "Belvedere", divenne ostacolista di discreto livello, facendosi notare da Pat Harding, che si offrì di allenarlo. IL padre, John Joyce, era stato un valido atleta. Studente di medicina al "Queen's College" di Cork, aveva praticato la corsa campestre e il salto triplo.Sicuramente la passione per gli esercizi fisici , per il culto della fitness aveva motivi genetici. Chi poi non si è sentito almeno una volta nella vita  Leopold Bloom, il formidabile camminatore protagonista di "Ulisse", metafora della condizione umana, ricercatore di un filo conduttore che tenga unite insieme avventure, conoscenza e memoria? Nello spietato flusso narrativo c'è spazio, incredibilmente, anche per un richiamo alla storia dell'atletica irish. Nel 1886 era stata fondata, in contrapposizione con l'Inghilterra, l'Associazione Atletica Gaelica, in memoria degli antichissimi giochi e ludi nazionali. Addirittura il "Book of Leinster" del 1150 fa risalire all'809 a.C., e quindi addirittura prima delle prime Olimpiadi (776 a.C. in Grecia), l'istituzione di manifestazioni sportivr quali corse podistiche e getti rudimentali del peso (anzi, della pietra). L'associazione era stata fondata da Michael Cusack, ma, dopo la sollevazione popolare irlandese della Pasqua del 1916 contro gli inglesi, furono proibiti i giochi popolari a Phoenix Park, Dublino. Nel libro XI dell'Ulisse Bloom finge di incontrare l'eroe nazionale: "Ecco l'uomo che ha portato alla rinascita lo sport gaelico.Campione assoluto d'Irlanda nel getto del peso di sedici libbre. Qua la zampa, cittadino.Non c'era nessuno e eri un fottìo meglio di tutti.Così giù a parlare di sport irlandese e di quelli anglofili come il lawn tennis e dell'hockey e il gusto della terra e ricostruire una nazione e tutto quello che viene dopo..Un dibattito di estremo interesse ebbe luogo nell'antica sala di Brian O'Ciarnain's sulla rinascenza degli antichi sport gaelici e l'importanza dell'educazione fisica, come la si intendeva nell'antica Grecia e nell'antica Roma e nell'antica Irlanda , per il miglioramento della razza".

 
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