2 Aprile: compleanno di Gelindo Bordin
2 APRILE 1959. Nasce a Longarè (Vicenza) Gelindo Bordin. Il geometra muove i primi passi con la società Gaac (Gruppo Alpinistico Amici del Carega) Verona, e sono in montagna. Qualche anno dopo arriva la decisione di dedicarsi alla maratona sotto le cure di Lucio Gigliotti. Ottima la prima con la vittoria a Milano nel 1984: 2:13’20”. E’ l’inizio di un’ascesa irresistibile. Nel settembre del 1986 vince il Campionato europeo di Stoccarda con una seconda metà entusiasmante, in progressione. E’ da annali dell’atletica italiana la volata con Orlando Pizzolato e il titolo continentale.Nel 1987 è terzo nella calura soffocante di Roma, in occasione dei Mondiali. Lo precedono solo il keniano Douglas Wakiihuri e l’eterno Ahmed Salah di Gibuti. Il giorno dei giorni arriva a Seul (Corea del Sud) il 2 ottobre 1988. A circa cinque chilometri dal traguardo “Gelo” sembra in crisi, poi raggiunge Ahmed Salah, aumenta e taglia per primo il traguardo nello Stadio Olimpico in 2:10’31”. Campione olimpico! Bordin contribuisce a far conoscere il running all’Italia degli anni ottanta.Favoloso il 1990: vince il 16 aprile la Maratona di Boston con 2:08’19”, nuova migliore prestazione italiana, quindi il 1 settembre trionfa a Spalato (allora Jugoslavia) in 2:14’02” e vince il titolo europeo (per la seconda volta). Chiude la stagione con il primo posto nella Venice Marathon.”Gelo” è uno dei più grandi maratoneti di tutti i tempi.




atteo Avataneo.
Il più famoso "perdente" al mondo forse è Dorando Pietri, del quale conosciamo tutti il finale barcollante alla Maratona di Londra del 1908. Ma chi era veramente Dorando? Il garzone di Carpi diventò corridore professionista inseguendo ingaggi e dollari, soprattutto negli Stati Uniti, proprio dopo il drammatico episodio londinese. Fu capace di sfide (one to one) incredibili, come la Maratona indoor al Madison Square di New York, chiusa oin 2h44'20" davanti all'odiato americano John Hayes, colui che spose reclamo a Londra. Un turbinio di agre e poi gli ultimi anni conclusi nella tranquillità di Sanremo. Il libro di Remo Musumeci è ricchissimo di dati e risultati.
3 metri, uno in meno dell'olandese Jos Hermens!
Damiano Possanza, nell'Italia del Ventennio, ha una piccola esperienza di lanciatore di giavellotto a Fossombrone. Un gerarca locale lo porta ai campionati regionali di atletica dove stupisce tutti , ancora junior, con un lancio di 48 metri."L'allenatore della squadra regionale gli domandò quale fosse il suo metodo di preparazione. Damìn sorrise senza rispondere. Le sassate, pensò un momento dopo; tutte le sassate che ho tirato contro ogni cosa, fiume, acqua, ponti, fanali, orti, alberi, cani, automobili...". Il libro, scritto da Paolo Volponi (1924-1994) , è un felice affresco della provincia marchigiana (si svolge a Fossombrone) e di un'adolescenza che va, anche in maniera dolorosa, verso la conoscenza e la vita. Il finale è tragico, come certe gare di atletica, o bianco o nero.

