Trail del Monte di Portofino, 8 dicembre 2019

Mezza delle Due Perle, 2 febbraio 2020

Del Buono più forte del mito Prefontaine (seconda e ultima parte)

Il mito è anche questo: scialacquare una ricchezza perché, forse, si è superiori. Quale migliore occasione, quindi, di vendicarsi, qualche giorno dopo, del primo posto finlandese incontrando a Roma il campione europeo 1971 Juha Vaatainen? In tanti sono accorsi a vedere l’atteso confronto. Gianni Del Buono, marchigiano dell’Assi Giglio Rosso Firenze, invece, sembra volere abbracciare la strada dei dodici giri e mezzo dopo la poca fortunata esperienza dei 1500 m in terra di Baviera: “Anche qui ci sarebbe molto da dire. L’anno prima avevo corso in 13’40”2. Secondo italiano dell’anno. Il fatto che io avessi scelto i 1500 invece dei 5000 m è falso: i 1500 furono imposti dalla federazione. Avrei voluto correre un 5000, qualche tempo prima, con lo svedese Garderud, ma mi fu letteralmente proibito”. In   quella calda serata romana il primo mille è condotto in testa da Prefontaine in 2’44”0. Lo segue solo Vaatainen. Gianni è prudente: “ Era troppo sicuro di sé. Sembrava che volesse correre per il pubblico. L’hanno prima mi aveva danneggiato in occasione di una gara, ostacolando la mia volata”. L’andatura è sostenuta: gli intenditori capiscono che, se Gianni sfrutta la scia dei due “draghi”, può migliorare il record italiano. Ai duemila “Pre” (il nomignolo diventato un logo) passa in 5’20”0 con un’accelerazione delle sue, quelle che sembrano fatte apposta per attaccare addirittura il mondiale del pioniere Ron Clarke (13’18”8). Del Buono sembra perdere contatto dal James Dean del mezzofondo (nel 1975, in occasione della sua scomparsa, il conduttore della Domenica Sportiva Alfredo Pigna disse: “Correva con la rabbia dentro”). Ma: “ Sono riuscito a recuperare e a raggiungerli al quarto chilometro. Steve pensava di avercela fatta….”Ai 4 km  passati in 10’49”4  tutti capiscono che il record di Arese ormai sta per cadere. A circa 600 m dalla fine Vaatainen non ce la fa. Una leggenda metropolitana lo voleva in gioventù capace di correre i 100 m in meno di undici secondi: “Pre” non se lo vuole portare appresso in volata. Ma c’è Gianni in giornata di grazia: “La gente intuiva il grande risultato. Iniziavano a volare tute, gridavano in tanti. Siamo partiti in volata e io, per non avere problemi di ostacoli o ostruzioni, mi sono allargato fino in quarta corsia”.I miracoli, o meglio, le cose belle succedono in atletica quando uno meno se lo aspetta , dopo un duro lavoro che, a volte, sembra un calvario.L’Olimpico è in piedi. L’americano  rinuncia a lottare. Del Buono piomba sul traguardo in 13’22”4. Sesto atleta di tutti i tempi, nuovo primatista italiano sulla distanza. Migliora di ben diciotto secondi il record di Francesco Arese. “Sono stati anni eroici, quelli. Io e la mia generazione abbiamo fatto da transizione dall’improvvisazione alla programmazione, alla cura dei dettagli. Correvi su strada e eri considerato un matto. Idem se facevi i Giochi della Gioventù, con i professori che ti irridevano perché consideravano lo sport una perdita di tempo”. Prefontaine è considerato un mito, ma Del Buono lo ha battuto.

I PASSAGGI DELLA GARA DI DEL BUONO (manuali) : 1000m: 2’44”0; 2000m: 5’21”5; 3000 m: 8’03”6 ; 4000 m: 10’49”4; Finale: 13’22”4.    

 

1972: Del Buono più forte del mito Prefontaine (1° parte)

Il 13 settembre del 1972, sotto il segno della Vergine, il mito di Steve Prefontaine si incrina un po’: a scalfirlo ci pensa, nella “gara delle gare” della carriera Gianni Del Buono. Olimpico di Roma, Memorial Zauli: gli organizzatori hanno pensato di rendere omaggio a uno dei “padri” dell’atletica e dello sport italiani con una riunione che ha il piatto forte nei 5000 m. L’Italia è ancora quella delle estati scolastiche lunghissime, quelle ricordate da Ray Bradbury , che iniziano il 1° giugno e finiscono (ahimè) il 30 settembre, ed è anche quella delle prime dirette TV animate dal commento di Paolo Rosi, che ha la voce incrinata dall’emozione quando un acerbo Mennea impegna allo spasimo David Hemery, quando Fiasconaro conquista un drammatico argento agli Europei di Helsinki dopo una lotta spasmodica con Jenkins. Solo da pochi anni si inizia a amare l’atletica: nel settembre del 1972 in molti si sintonizzano sul secondo canale anche perché il campionato di calcio è fermo e la recente olimpiade tedesca è stata una bella vetrina dei cosiddetti sport minori. E Steve Prefontaine giunge in Italia con la fama di mezzofondista di grande talento che mescola classe con generosità, guasconeria, voglia di uscire dagli schemi. Una sorta di spirito grunge ante litteram. “Ho sempre desiderato  superarlo in gara- dice Del Buono- anzi direi che quella gara del 1972 è stata la vittoria della programmazione, della metodologia sull’improvvisazione”.  I primi anni settanta per l’atletica italiana sono decisivi: “Io e il mio allenatore, Romano Tordelli, decidemmo di applicare la metodologia alle ricerche della fisiologia sportiva”. Il metodo e il raziocinio  contro l’istinto,anche se talentuoso.  Steve adotta una tattica semplice: spingere a tavoletta dal primo chilometro, sgranare il gruppo per vincere da solo. La gente ama lui, il suo coraggio, non quel succhia ruote del tedesco Norpoth che lo batte qualche anno prima sfruttandone la scia. In quell’occasione al momento della premiazione, e qui nasce il primo elemento leggendario, Steve infrange un po’ la cerimonia mielosa, il politically correct, per gridare la sua rabbia a Harald. Non siamo forse in tempi di contestazione?Qualche giorno prima del Memorial Zauli (è il dieci settembre) c’è la finale dei 5000 m all’olimpiade di Monaco di Baviera: Steve è incredibilmente quarto dopo avere dato l’illusione, a 400 m dalla fine, di vincere. Vincerà invece Lasse Viren, la “renna finnica

Allegati:
Scarica questo file (del buono.jpg)del buono.jpg[ ]18 kB

Ancora Demonte

Enrico Demonte è davvero in forma: oggi (domenica 5 luglio) ha vinto i 200 del meeting di Chaux-le-Fonds (Svizzera, riunione che ha sempre portato bene agli azzurri) con 20”55, a un decimo dal personale che, l’anno scorso, lo aveva collocato nell’èlite mondiale della specialità. Il velocista imperiese delle Fiamme Oro quest’anno è leader della gara in Italia. Si è tolto la soddisfazione di sconfiggere lo svedese Wissmann, 20”74.

MASTER SU PISTA. Le ultime due giornate dei campionati master su pista a Cassino hanno messo in evidenza il talento inossidabile di Adriano Rodrigo (Cus Genova), secondo nel lancio del martello M45 con la misura di 50,12 metri. Notevole la misura dell’eterno lanciatore, superato solo dall’umbro Francesco De Sanctis (Athlon Bastia), 53,53. In vena di ecletticità da decatleta Francesco Femiano (Cus), che è stato quarto nel peso (10,10 metri) e quinto nel disco (34,52) per la categoria M60.Poi, due terzi posti: 1’13”43 di Luciano Fasce (Cus) nei 400 hs, e 18”14 dello stesso atleta nei 100 hs categoria M55. Alessandro Letizia, altro cussino, è stato quarto nei 400 M40 con 55”49.  

Decimo Memorial Queirolo

E’ stato Andrea Torre del gruppo Città di Genova, uno dei pochi volti nuovi della corsa su strada genovese, a aggiudicarsi il primo posto del decimo Memorial Queirolo, che domenica 5 luglio ha cambiato location: da Ferrada di Moconesi a Apparizione. Un percorso nuovo (5,4 chilometri) con salita in maggioranza, e poi un saliscendi finale in grado di mettere in crisi anche i favoriti, complice il caldo torrido. Il tutto sotto l’organizzazione della Cambiaso Risso.Torre ha chiuso al primo posto in 22’33” nonostante la fatica di un aquathlon disputato a Cogoleto il venerdì precedente. Al secondo posto uno scalatore come Oscar Rebora (Delta Spedizioni), al terzo Luigi Puccini, della società organizzatrice. In campo femminile Antonella Ricci (Città di Genova) riprendeva la fuga della coraggiosa consocia Liliana Paganini vincendo in 29’03”.

RISULTATI- Uomini: 1° Torre (Città di Genova) 22’33”; 2° Rebora (Delta Spedizioni) 23’06”; 3° Puccini (Cambiaso Risso) 23’33”; 4° Ferrari (Gs Galimberti) 23’48”; 5° Caroleo (Maratoneti Genovesi) 24’07”; 6° Mantovani (Gau) 24’18”; 7° Rattazzi (Maratoneti Genovesi) 24’44”; 8° Balzano (Delta) 24’47”; 9° Sulis (Valpolcevera) 24’51”; 10° Rosiello (Delta) 25’04”. Donne: 1° Ricci (Città di Genova) 29’03”; 2° Paganini (Città di Genova) 29’15”; 3° Ballarino (Uisp) 30’04”; 4° Bianchi (lib.) 31’25”; 5° Meirana (Valpolcevera) 31’51”.

 

 http://www.cambiasorissorunning.it/wp-content/gara-di-fede-5_7_15-classifica-generale.xls  

Completamento Maurina

Discreta gara, quella dei 3000 uomini, sabato 4 luglio al 30° Meeting Maurina di Imperia: il keniano Edwin Kipkosgei ha vinto in 8’27”33 davanti al marocchino Abdelhadi Tyar (Runner Valseriana), 8’35”80 e a Alessio Ratto del Cus Genova, 8’39”80. Sara Toesca (Atletica Bordighera) si è imposta sui 400 m con 58”65. I risultati completi su

 

http://www.fidal.it/risultati/2015/COD4835/Index.htm

Trofeo Maurina

Hannes Kirchler dei Carabinieri Bologna sembra esaltarsi nei meeting liguri: sabato 4 luglio nel 30° Meeting Maurina di Imperia ha lanciato il disco a 63,39 metri, misura che è la seconda di tutti i tempi nella carriera del discobolo altoatesino e una delle migliori dell’anno in Italia. E’ stata una signora competizione, con Nazareno di Marco (Fiamme Oro) a 58,46 e Giovanni Faloci (Fiamme Gialle) a 55,76. Bella anche la gara dell’alto femminile, con vittoria della piemontese Chiara Vitobello che ha valicato 1,79 metri. Per quanto riguarda gli atleti nostrani, primo posto della cussina Luminosa Bogliolo nei 100 ostacoli con 14”62, mentre ancora una volta la giovane Ludovica Cavalli (Città di Genova) è stata super efficiente con il primo posto nei 600 cadette in 1’39”58. Le gare sono ancora in corso di svolgimento. Aggiornamenti nelle prossime ore.

 

Il sito è http://www.fidal.it/risultati/2015/COD4835/Index.htm

Allegati:
Scarica questo file (ludovica cavalli.jpg)ludovica cavalli.jpg[ ]4 kB

Damian Kallabis, il primo a sconfiggere i keniani nei tremila siepi

Nessuno avrebbe scommesso su di lui. Forse, proprio per questo Damian Kallabis, tedesco nato in Polonia nel 1973, ha vinto un titolo europeo ed è stato il primo non africano a sconfiggere sui tremila siepi i keniani. La sua è una storia da raccontare. Nell’agosto  del 1998 (a Budapest)  è al via dei tremila siepi nella finale dei campionati europei. Il grande favorito è Alessandro Lambruschini, che , due anni prima, aveva conquistato un magnifico bronzo all’olimpiade di Atlanta. E’ ancora un tedesco (Andrew Green) che si incarica di tenere alto il ritmo con un passaggio di 2’45” al primo mille, poi, Kallabis accelera e sorpassa tutti. Guadagna una cinquantina di metri a metà gara.”Scoppia, cosa fa?”, commentano tutti. Del resto, con un record di 8’24” sulla distanza, come può competere con Lambruschini o con il norvegese Svenooy?Intanto, ai 2000 m (5’30”), Damian è sempre in testa.A molti viene in mente la galoppata splendida, solitaria, di Francesco Panetta, culminata nel titolo mondiale del 1987 a Roma, finita in un bagno di folla e di commozione. L’ombra di Panetta sembra assumere le sembianze di questo ragazzo tedesco, biondo, che ha una ventina di metri su “Lambrusco” alla campana. Adesso Alessandro si muove; con la volata che ha….All’ultima riviera Kallabis ha una sorta di delirio di onnipotenza: la passa senza toccare ostacolo, alla keniana, ma cade pesantemente.” E’ fatta, adesso Lambruschini lo passa!”, e invece, con un guizzo magistrale, Damian vince in 8’13”10. A tre secondi, argento per Alessandro Lambuschini.L’epopea continua a Johannesburg (Sudafrica), in occasione della Coppa del Mondo nel settembre dello stesso anno: in una gara “lenta” Kallabis supera il primatista mondiale Bernard Barmasai  (8’31”25 contro 8’31”75). Per registrare la vittoria nei tremila siepi di un “non keniano”, bisogna andare ai tempi di Malinowski e di Garderud (primi anni ottanta). Ce l’ha fatta Damian, che ormai si è ritirato dall’attività agonistica.

Allegati:
Scarica questo file (kallabis.jpg)kallabis.jpg[ ]14 kB

Concas ottavo in Val di Fassa

In una giornata senz’altro memorabile per la corsa in montagna, fa piacere rilevare l’ottavo posto assoluto sabato 4 luglio (e il quarto di categoria) per Salvatore Concas (Cambiaso Risso) al termine del Giro della Val di Fassa, cinque tappe dai percorsi tanto panoramici quanto impegnativi nel magnifico scenario delle Alpi trentine. Concas è giunto quarto nell’ultima frazione di 11,5 chilometri Vigo di Fassa-Campedie e il piazzamento gli ha consentito di risalire posizioni su posizioni nel ranking finale (tempo finale: 4h32’03”). Per il mezzofondista di Voltri un piazzamento che sa di rientro su posizioni di assoluto valore nazionale. Da notare anche il 23° posto assoluto (e il primo della categoria F) per Giuliano Agostino (Delta Spedizioni) che ha chiuso in 5h06’59”. Un fenomeno di costanza.

Classifiche complete sul sito www.valdifassarunning.it   

Vaccina campione mondiale

Tommaso Vaccina della Cambiaso Risso si è laureato campione mondiale di lunghe distanze in salita a Zermatt (Svizzera). Una gara interpretata in maniera perfetta, senza inseguire subito lo scatenato keniano Francis Maina Ngare, tanto forte quanto scriteriato in quanto a tattica di corsa. Maina Ngare e l’americano Andy Wacker hanno tentato subito la fuga sui 33 km del percorso che scalava ben 1600 metri di dislivello fino all’arrivo sul Riffelsberg. Vaccina ha fatto valere doti di maratoneta, oltre che di scalatore, rifilando oltre due minuti finali di distacco finale nei confronti di Wacker, mentre il mezzofondista keniano “saltava” completamente nel finale. Il grimpeur pavese della Cambiaso così ha fatto un salto di qualità incredibile rispetto al sesto posto 2014 in Colorado. L’Italia ha monopolizzato le posizioni di testa: terzo Francesco Puppi, che ricordiamo vincitore dell’ultima edizione del Trail di Portofino, quinto il toscano Massimo Mei, addirittura più forte dello sloveno Mitja Kosovelj, un nome del panorama mondiale.

RISULTATI (33 km, disl 1600)- Uomini: 1° Vaccina (Italia) 3h01’51”; 2° Wacker (USA) 3h03’50”; 3° Puppi (Italia) 3h04’24”; 4° Mustafa (Bulgaria) 3h07’12”; 5° Mei (Italia) 3h07’41”; 8° Frick (Italia) 3h11’04”; 12° Rambaldini (Italia) 3h17’30”.

Prima giornata italiani master

Buone cose dalla “fornace” di Cassino (Frosinone), dove si è disputata la prima giornata dei campionati italiani master su pista. Due argenti, prima di tutto: nel giavellotto M60 Francesco Femiano (Cus Genova) ha lanciato a 40,04 metri, misura superata dal solo Ciro D’Angelo con 42,85. Ancora una volta il “braccio” dell’ex Fiamme Gialle ha funzionato eccome, arrivando a un passo dall’ennesimo titolo italiano. Una Emanuela Massa (Cambiaso Risso) in ripresa è giunta seconda con 18’53”06  nei 5000 m della categoria F45, preceduta di pochi secondi dalla friulana marta Santamaria (Atletica Brugnera), 18’45”24.  Nei 5000 M40 vittoria del romano Diego Papoccia in 15’55”79. Secondo Michele Bruzzone (Cambiaso Risso) in 16’03”63, che ha preceduto di poco il consocio Mario Prandi , 16’05”27. Nella categoria M55 (sempre gara dei 5000 m), quinto posto di Alessandro Iannone (Maratoneti Genovesi) con 18’15”94. A presto ulteriori aggiornamenti.

Vaccina al campionato mondiale di lunghe distanze in montagna

Lo avevamo lasciato l’anno scorso nel Colorado, a conquistare un sesto posto nel campionato mondiale di corsa in montagna di lunghe distanze. Sabato 4 luglio cambia lo scenario, ma la competizione sarà sempre accesa e “estrema”, con gli oltre 1600 metri di dislivello che aspettano Tommaso Vaccina (Cambiaso Risso) in occasione del Challenge mondiale di corsa in montagna (distanze lunghe) a Zermatt (Svizzera), famosa località turistica del Vallese con il Cervino a osservare, quasi in maniera beffarda, le fatiche dei grimpeur maratoneti giunti da tutto il mondo, in uno scenario agonistico sempre più globalizzato. Nonostante tutto, l’Italia , dalla scuola ricca di nomi mitici come Bonzi, Vallicella, Molinari, Tadello, De Gasperi, Confortola, può dire ancora la sua. Vaccina l’anno scorso si è piazzato al sesto posto. Con lui gareggiano Francesco Puppi, Gerd Frick, Massimo Mei e Alessandro Rambaldini. Si tratta di racimolare punti preziosi e di competere all’altezza di nazioni emergenti come Kenya (Njoroge, Ngare, Isaac Kosgei), addirittura la Bulgaria (Shaban Mustafa) e ovviamente i campioni in carica degli Usa, che si trasformano letteralmente in gara.

Login