Trail del Monte di Portofino, 8 dicembre 2019

Mezza delle Due Perle, 2 febbraio 2020

6 aprile 2020: compleanno di Maurizio Damilano

6 aprile 1957. Nasce a Scarnafigi (Cuneo) Maurizio Damilano.  Lui e il fratello gemello Giorgio sono attratti dalla marcia. Si distinguono prima nei Giochi della Gioventù, poi negli incontri internazionali giovanili. Passano alla Sisport Fiat di Torino. Maurizio è sesto agli Europei di Praga 1978: arriva poi il magico giorno dell’Olimpiade di Mosca, 24 luglio 1980. A pochi chilometri dalla fine in testa alla venti chilometri sono Maurizio, il messicano Daniel Bautista e il sovietico Solomin. Solomin e Bautista accelerano il ritmo in un modo che sarà loro fatale: vengono squalificati. E così Damilano entra trionfalmente primo nello Stadio Lenin accolto da un boato. Campione olimpico! “Marcia trionfale”, titola la Rosea il giorno dopo. Non basterebbe una rubrica a raccontare le imprese di un monumento del tacco e punta di tutti i tempi. Campione mondiale 1987 a Roma e a Tokyo 1991 (sempre nella 20 km), 21 volte campione italiano su tutte le distanze della marcia. Ha stabilito anche le migliori prestazioni mondiali di 30 chilometri e due ore in pista.

Un libro: "L'America" di Baudrillard

Il francese Jean Baudrillard (1929-2007) è stato un filosofo e sociologo che, nei suoi libri, si è occupato con spirito caustico di mode e modi di vivere. Nel libro "L'America" (1987) ha dedicato un capitolo alla corsa a New York. Ecco alcuni passi: " Si può fermare un cavallo imbizzarrito, npn si ferma un jogger. Eccolo con la schiuma alla bocca, spasmodicamente intento al suo interiore conto alla rovescia, all'istante in cui passa allo sttao di trance...Guardatevi soprattutto dal fermarlo per chiedergli l'ora, sarebbe capace delle peggiori reazioni. Non ha il morso in bocca, ma può tenere dei pesi in mano , o anche nella cintura. Ciò che lo stilita del III secolo cercava nella penitenza e nell'immobilità orgogliosa, lui lo cerca nell'estenuazione muscolare del corpo". Parole che sembrano terribilmente al passo con i tempi....  

Trent'anni fa iniziava aprile...

Trent'anni fa, con il mese di aprile, iniziava una delle stagioni memorabili per la maratona azzurra. Il 16 aprile 1990, infatti, Gelindo Bordin trionfò sulle strade di Boston con 2h08'19", nuovo record italiano. Il tutto al termine di una gara entusiasmante, dove il mezzofondista veneto recuperò terreno nei confronti del tanzaniano Juma Ikangaa. Il 22 dello stesso anno fu Salvatore Bettiol a sfiorare una clamorosa affermazione nella classica London Marathon: il trevigiano chiuse in 2h10'40" a soli trenta secondi dallo scozzese Allister Hutton, 2h10'30". Il 1 settembre ci fu la consacrazione della scuola italiana di maratona a Spalato, campionati europei nell'allora Jugoslavia. Percorso difficile, di continui saliscendi, ma Gelindo Bordin fece valere tutta la sua classe andando a vincere in 2h14'02" davanti a Gianni Poli, 2h14'55". Quarto Bettiol in 2h17'45". Quella spalatina fu un'edizione degli Europei particolarmente ricca di medaglie. Ricordiamo solo l'accoppiata 5000-10000 m di Salvatore Antibo...

La storia di Mark Plaatjes

Nel 1992 sono a Londra per correre la maratona. Mi capita sotto mano un libriccino con tante storie dei partecipanti alla gara. Uno di questi è l’ex sudafricano Mark Plaatjes, che aveva ottenuto da poco la cittadinanza americana. Plaatjes è nato nel 1962 in Sudafrica da padre olandese e madre africana. E’ un meticcio. Quindi, è discriminato in base al vergognoso regime di apartheid. Tutto questo non gli tarpa le ali, perché dimostra di avere del talento: il 4 maggio 1985 corre la maratona a Port Elizabeth in 2h08’58”, ma il risultato non si può omologare perché la Iaaf non riconosce ancora il Sudafrica e perché il percorso ha troppa discesa. Il 1 maggio era riuscito a scampare a un linciaggio: “Correvo insieme con un amico a Città del Capo, vicino a un parco dove si erano radunati migliaia di lavoratori che festeggiavano il 1 maggio. Alcuni estremisti ci inseguirono e volevano “incollanarci” (si legavano attorno al collo dei pneumatici, gli si buttava benzina e gli si dava fuoco-ndr) perché ci avevano visti come simboli del capitalismo. Se non fossimo stati allenati, saremmo morti”. Nel 1986 cerca di iscriversi alla maratona di Boston: “Gli altri maratoneti si ribellarono dicendo che eravamo sudafricani e quindi razzisti….in realtà avevano paura di noi”. Dopo qualche anno si trasferisce negli USA e ottiene la cittadinanza americana. Nel 1993 a Stoccarda, vince il titolo mondiale di maratona con la maglia degli USA. E’ il primo americano a vincere una medaglia nella maratona dei mondiali.Finiscono le sue sofferenze.

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"Sport e psiche"

Lo sport attiva energie psicologiche a volte imprevedibili. Non c'è solo la scarica di adrenalina. "Sport e psiche" (Armenia, 1978), pur con esagerazioni e approssimazioni, è un testo interessante. Fenomeni di dejà vu , sensazioni di strane presenze (come il pioniere dell'aviazione Charles Lindbergh), oppure esperienze al limite . Il tempo dilatato è quello della finale olimpica di Montreal 1976, quando il neozelandese John Walker passa in poco più di tre minuti dallo sconforto , dal baratro esistenziale  alla gioia incontenibile per avere vinto il titolo. Come gli aveva scritto, con spirito di preveggenza, la nonna in una lettera qualche settimana prima. Una sensazione pari alla maratona corsa clandestinamente dalla pioniera dello sport Katerine Switzer. O all'incredibile percezione provata da Roger Bannister quando fu il primo uomo a scendere sotto i quattro minuti sul miglio: "A metà corsa mi sentivo distaccato dal terreno"

2 Aprile: compleanno di Gelindo Bordin

2 APRILE 1959. Nasce a Longarè (Vicenza) Gelindo Bordin. Il geometra muove i primi passi con la società Gaac (Gruppo Alpinistico Amici del Carega) Verona, e sono in montagna. Qualche anno dopo arriva la decisione di dedicarsi alla maratona sotto le cure di Lucio Gigliotti. Ottima la prima con la vittoria a Milano nel 1984: 2:13’20”. E’ l’inizio di un’ascesa irresistibile. Nel settembre del 1986 vince il Campionato europeo di Stoccarda con una seconda metà entusiasmante, in progressione. E’ da annali dell’atletica italiana la volata con Orlando Pizzolato e il titolo continentale.Nel 1987 è terzo nella calura soffocante di Roma, in occasione dei Mondiali. Lo precedono solo il keniano Douglas Wakiihuri e l’eterno Ahmed Salah di Gibuti. Il giorno dei giorni arriva a Seul (Corea del Sud) il 2 ottobre 1988. A circa cinque chilometri dal traguardo “Gelo” sembra in crisi, poi raggiunge Ahmed Salah, aumenta e taglia per primo il traguardo nello Stadio Olimpico in 2:10’31”. Campione olimpico! Bordin contribuisce a far conoscere il running all’Italia degli anni ottanta.Favoloso il 1990: vince il 16 aprile la Maratona di Boston  con 2:08’19”, nuova migliore prestazione italiana, quindi il 1 settembre trionfa a Spalato (allora Jugoslavia) in 2:14’02” e vince il titolo europeo (per la seconda volta). Chiude la stagione con il primo posto nella Venice Marathon.”Gelo” è uno dei più grandi maratoneti di tutti i tempi.

Le condizioni di Marco Pari al 30 marzo 2020

Sempre stabile la condizione clinica di Marco Pari, ricoverato per coronavirus una settimana fa. A detta dei medici che lo assistono, il sistema cardiaco è in buone condizioni. Coraggio!

Foto Strasanremo 1990

Non sappiamo come andò la gara, comunque si tratta della Strasanremo 1990. In prima fila Marco Pari, concorrenti francesi , Giancarlo Giuliano della Forestale e, sulla destra, un giovane Corrado Bado. In seconda fila si intravedono Andrea Garibaldi della Maurina, Bruno Chieno e il piemontese Matteo Avataneo.

La sfida di Maratona

Il più famoso "perdente" al mondo forse è Dorando Pietri, del quale conosciamo tutti il finale barcollante alla Maratona di Londra del 1908. Ma chi era veramente Dorando? Il garzone di Carpi diventò corridore professionista inseguendo ingaggi e dollari, soprattutto negli Stati Uniti, proprio dopo il drammatico episodio londinese. Fu capace di sfide (one to one) incredibili, come la Maratona indoor al Madison Square di New York, chiusa oin 2h44'20" davanti all'odiato americano John Hayes, colui che spose reclamo a Londra. Un turbinio di agre e poi gli ultimi anni conclusi nella tranquillità di Sanremo. Il libro di Remo Musumeci è ricchissimo di dati e risultati. 

Per un solo metro.....

I portoghesi Dionisio e Domingos Castro hanno rappresentato la coppia di runner gemelli più forte in Europa. Molti i piazzamenti collezionati in carriera: tutti con un pizzico di sfortuna (Domingos quarto agli Europei di Stoccarda sui 10000 m e all'Olimpiade di Seul sui 5000 m). Ma la jella più grande si materializza nella gara dell'ora del 31 marzo 1990 a La Fleche. Dionisio è decisamente in giornata: poco dopo il minuto 45 inizia a staccare l'inglese Carl Thackery, dopo che i due si erano incaricati di scandire il ritmo. Al ventesimo chilometro (57'18"4) Castro  viaggia con sei secondi di vantaggio nei confronti dell'olandese Jos Hermens. Sembra fatta. Ma proprio negli ultimi due giri la fatica è una lama di rasoio sui muscoli del generosissimo portoghese, che soffre molto. Ultimo giro: Dionisio cerca di stringere i denti. Lo sparo finale, la misurazione e la beffa. Dionisio ha corso in un'ora 20.943 metri, uno in meno dell'olandese Jos Hermens!

Giorgio Jegher a Tokyo

Il rinvio al 2021 dell'Olimpiade di Tokyo (Giappone) fa venire in mente il bel risultato di un grande talento come Giorgio Jegher dell'Associazione Amatori Atletica. Folgorante e breve la sua carriera: il 21 ottobre 1964 l'amatorino parte sul prestigioso circuito che percorre  la megalopoli nipponica. La presenza di Abebe Bikila non lo mette certo in crisi. Addirittura quel giorno il mezzofondista di origini triestine fa una gara in recupero, lascia sfogare gli altri, ed è diciassettesimo e primo degli italiani (davanti a Antonio Ambu) in 2h24'25". Il tempo di Jegher sarà record sociale dell'Aaa Genova, società scioltasi qualche anno fa, 

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