Trail del Monte di Portofino, 8 dicembre 2019

Mezza delle Due Perle, 2 febbraio 2020

"Quando giocava Pasolini"

"La gara atletica pura è una lirica più o meno breve: i cento metri un endecasillabo, i duecento un emistichio, i quattrocento un quartino. Già la maratona è spettacolo perchè è come un lungo monologo, disperato, drammatico...". Basterebbero queste righe a rendere interessante la lettura di "Quando giocava Pasolini. Calci , corse e parole di un poeta" (Valerio Piccioni, Limina, 1996). Piccioni, giornalista della "Rosea" ha raccolto testimonianze, brevi saggi del Paolini scrittore di cose di sport e anche giornalista sportivo dell'Olimpiade di Roma 1960. Nella sua intensissima attività di scrittore, poeta, regista, ricordiamo, ingaggiò il triplista Giuseppe Gentile, bronzo a Mexico City '68, per la parte dell'eroe Giasone in "Medea". 

 

L'immagine può contenere: 3 persone, persone in piedi, bambino e spazio all'aperto

 
What do you want to do ?
New mail

Storie della Boston Marathon- De Castella

Robert De Castella, runner australiano di origini ticinesi, vinse molto a metà degli anni ottanta. Il suo nome è legato al record della Maratona di Boston. 21 aprile 1986. Si può dire che Robert, quel giorno, fu in giornata di grazia.Complice la discesa iniziale, passò ai primi cinque chilometri in 14'55". E fin qui, niente di straordinario (si fa per dire). Ma "Deck" inanellò una sequenza regolarissima, che lo rese quasi un metronomo della corsa.Sul piede di "quasi" 3'00" al chilometro passò in 1h00'23" al ventesimo chilometro, quindi 1h03'38" a metà. Da dietro, gli altri (compreso Orlando Pizzolato) non ebbero mai l'ardire di ridurre il gap. Neanche la tanto temuta salita del trentesimo chilometro (la "Heartbreak Hill)  fiaccò il ritmo del campione mondiale 1983, che trionfò in 2h07'51" nel centro di Boston. Record della gara!

Libro "Correvano con lo spirito"

Dalle corse rituali dei Pima dell'Arizona alle sfide sugli 800 m dei temibili "Piedi Neri" del Montana. Fino a arrivare a Tom Longboat, irochese, acerrimo rivale di Dorando Pietri in tante corse su strada e maratone vere e proprie. "Correvano con lo spirito", di Giampiero Canneddu (Bradipo Libri, 2004) è una bella rassegna dello sport presso i Nativi Americani. Un pò necessità vitale (così nacquero il kayak e l'hockey su ghiaccio, un pò rito (corse connesse con i culti della Natura), l'atletica venne praticata sempre in quel vasto territorio "from east to west". Un libro interessante, con un ovvio tributo a Jim Thorpe, primatista mondiale del decathlon. Un libro che è anche un atto d' accusa contro un genocidio.

Aprile, formidabile quel mese....

Il mese di aprile, per diversi anni (se non decenni) disse molto per quanto riguarda la maratona mondiale.L'aprile del 1985, e precisamente il fine settimana 20-21, però, li superò tutti.Il 20 aprile a Rotterdam (Olanda) il portoghese Carlos Lopes, timidamente aiutato solo nella prima parte dal belga Vincent Rousseau, fece tutto da solo: 1h03'25" la prima metà gara, 1h03'47" la seconda. Alla fine: 2h07'11", il primo a scendere sotto il limite di 2h08'00". Lopes all'epoca aveva 38 anni...f quello anche il record mondiale M35!Solo una bava di vento contrario negli ultimi chilometri tarpò le ali al formidabile runner lusitano, che altrimenti sarebbe sceso sotto 2h07'00"!. Il giorno dopo, la palla passò simbolicamente all'inglese Steve Jones a Londra. L'ex primatista mondiale (detronizzato il giorno prima da Lopes), però non andò oltre 2h08'16", precedendo di circa 15 secondi Charlie Spedding, bronzo di Los Angeles.Quel giorno però arrivò lo squillo di tromba in campo femminile: infatti la norvegese Ingrid Kristiansen vinse in 2h21'06", nuova migliore prestazione all time!  

La morte di Donato Sabia

L'atletica italiana oggi è in lutto per la morte di Donato Sabia (classe 1963), mancato all'affetto dei suoi per coronavirus. Donato Sabia è stato primatista mondiale dei 500 m, e ha stabilito la terza prestazione italiana degli 800 m con 1'43"88. Ma, oggi, si fa fatica a parlare di tempi. Donato, dopo una battaglia terribile con il virus, non c'è più....

L'immagine può contenere: 2 persone, persone in piedi e spazio all'aperto

17 aprile 1988...

Aprile, dolce maratona. Il mese ha sempre portato bene alla gara di 42,195 chilometri. Sabato 17 del 1988 Belayneh Dinsamo entra nella storia come primo a scendere sotto il limite di 2h07'00". Succede a Rotterdam, Olanda. L'etiope sconosciuto è autore di passaggi regolarissimi fra 3'00" e 3'01" al chilometro. Ecco le frazioni per 5000 metri: 15'05"; 30'05"; 45'06"; 1h00'21"; 1h03'21" (a metà); 1h15'12"; 1h30'13"; 1h45'22"; 2h00'20"). Alla fine 2h06'50" (1h03'21"+1h03'28"). Un metronomo umano, che schianta sul ritmo la formidabile resistenza di Ahmed Salah di Gibuti, 2h07'07", che diventerà per molto tempo il più veloce secondo di tutti i tempi. Entrambi scendono sotto il limite del portoghese Carlos Lopes (2h07'11) ottenuto a Rotterdam (guardacaso) tre anni prima. Sarà l'unico acuto in carriera del taciturno mezzofondista di Sidamo, al quale sarà dedicata una stanza nell'hotel che ospitava gli atleti d'èlite prima della gara.    

I 47 anni di Haile Gebrselassie

Il prossimo 18 aprile compie 47 anni forse il più grande mezzofondista di tutti i tempi: l'etiope Haile Gebrselassie. La biografia sportiva è da Guinness: non si sa da dove iniziare. 27 record mondiali . Dal 1992 al 2004 tredici vittorie su 19 gare in pista. Dal 2001 al 2010 dieci vittorie su dodici mezze maratone.  Personali (e record mondiali a quei tempi) di 12'39"36 sui 5000 m, 26'22"75 sui 10000 m, 2:03'59" in maratona. A mio parere, forse l'unica specialità nella quale gli è mancato qualcosa...ma sarebbe ingeneroso nei suoi confronti. Migliaia gli episodi da raccontare. Giovanissimo, nel 1995 a Goteborg fa l'ultimo 200 m in 25"1 per stroncare Kalid Skah. Vince il titolo mondiale. All?Olimpiade di Atlanta (di nuovo i 10000 m) tutti si coalizzano contro di lui, ma , nonostante un secondo 5000 percorso in 13'11"6, vince ancora superando Paul Tergat! A Sydney ha un tendine malridotto ma conquista lo stesso il titolo olimpico (e sono due). Vorremo ancora vederlo correre, con il sorriso accattivante al traguardo!

"Memorie di un marciatore"

Abdon Pamich ancora adesso è un mito della marcia. Campione olimpico a Tokyo 1964, campione europeo, 40 volte campione italiano. Ha lasciato in "Memorie di un marciatore" (Biblioteca dell'immagine, 2016) ricordi, testimonianze che illustrano un grande cuore, oltre che la classe immensa entrata nell'immaginario sportivo di una città come Genova, dove vestì la maglia della Aaa (Associazione Amatori Atletica). Ancora adesso, i "vecchi" della città lo ricordano quando, alle prime ore del mattino, macinava chilometri in corso Europa. "Abbedon", come lo chiamavano affettuosamente, rammenta i primi passi fatti sotto la guida di Malaspina, il triste primo dopoguerra vissuto da esule istriano, la nostalgia per la città natale, Fiume, oggi la croata Rijeka. Quanta rabbia anche nella vittoria olimpica dei cinquanta chilometri!

"Lucièn!"....Luciano Acquarone e il 9 aprile

Nove aprile 1983. Non siamo in molti, sulla pista di Vado Ligure, un sabato pomeriggio di inizio aprile.Classica apertura di inizio stagione con l'ora di corsa. E ricomincia la solfa: Mariano Penone è già in testa dopo il primo mille (2'58"). Marco Pari non è in giornata, si fermerà poco dopo. Dopo, ci siamo io e marco Petenzi. Anche questo Marco oggi non è in grande forma. Dopo il passaggio in due in 3'05", si ferma. Tutto da solo, allora. Dopo i primi dieci minuti, di piccola trance, mi colpisce un urlo che proviene dalle tribune del "Chittolina": "Lucièn, Lucièn, forza Luciano...". Quasi quasi è un incitamento e nel contempo una sorta di incoraggiamento anche per me: mi rendo conto che Luciano Acquarone starà facendo una grande gara. Alla fine il dato è grandioso: a 53 anni "Lucièn" totalizza 18160 metri. E' un piccolo episodio nella carriera di un mezzofondista che ha scritto la storia dell'atletica master mondiale. E' stato capace, a 42 anni, di correre la maratona in 2h20'21" e di vestire la maglia della nazionale. Non ricordo più i record mondiali M40, M45, fino alla categoria M80 fra strada, indoor, mezze maratone....Oltre al mio ricordo, il mondiale M45 dei 10000 m strappato al campione olimpico Alain Mimoun una sera di ottobre del 1981 a Villa Gentile. Ebbene, c'ero anch'io...

Storia della corsa di Thor Gotaas

I capoclan delle tribù scozzesi organizzano corse in montagna sulle Highlands già nel tredicesimo secolo. Dante Alighieri nella Commedia accenna al Palio del drappo verde di Verona. "Storia della corsa" di Thor Gotaas (Odoya, 2008) è una piacevole rassegna storica di traguardi, sfide, primati. E non mancano le sorprese che possono venire dal mondo letterario, con citazioni di ultramaratone fatte da Shakespeare , o racconti navajo...Un libro che si legge tutto d'un fiato.

13 aprile 2003: mondiale di Paula Radcliffe

13 aprile 2003. Paola, fortissimamente Paola. Paula Radcliffe si avventura in un territorio nuovo per quanto riguarda lo sport in rosa. La ragazza di Nortwich entra nel trentesimo anno di età con 2:15’25” nella maratona. Succede nella London Marathon, ciliegina sulla torta di una carriera atletica ricchissima di risultati. Non ci sono questa volta mezzofondiste africane che ne sfruttino la ruota: la aiutano i keniani Samson Lopuyet e Christopher Kandie, poi Paula, con la caratteristica andatura ciondolante, è da sola e piomba sul traguardo migliorando di 1’29” il precedente record.Seconda è un’altra signora dei 42,195 chilometri come la keniana Catherine Ndereba, 2:19’55”. Il 2003 la vedrà ancora in grande spolvero a Chicago: prima anche nei Campionati mondiali di mezza maratona in Portogallo.  

Login