13 novembre 1910. Correvano pochissimi in Italia, ma quei pochi che gareggiavano venivano considerati degli eroi. Eroi o martiri? Quando il nome è quello di Dorando Pietri, l’omino di Carpi che, nello stadio olimpico di Londra, due anni prima, entra da solo in testa dopo 42 chilometri di fatica, barcolla, e viene alzato dai giudici prima di stramazzare al suolo e essere beffardamente squalificato, l’impresa sembra una leggenda. Al Lido d’Albaro di Genova, stabilimento termale e sportivo voluto da Garibaldi Coltelletti, un nobile estroso apparentato in qualche modo con l’Eroe dei due mondi, domenica 13 novembre si sfidano in un confronto d’altri tempi (uno contro uno) Dorando e Fortunato Zanti, professionista romano acerrimo rivale dell’emiliano. Probabilmente la sfida si sviluppa su un circuito ricavato all’interno dell’attuale struttura delle Piscine di Albaro. La distanza? Trenta chilometri. La Stampa Sportiva del 20 novembre 1910 riporta: “Dorando Pietri comincia a ansare, evidentemente respira a fatica.Il fratello Ulpiano a ogni giro lo tiene al corrente della sua posizione nei confronti dell’avversario, i tempi impiegati ogni giro e qualche volta lo incita….All’inizio del 51° giro Zanti ha un minuto e mezzo di vantaggio su Dorando che appare completamente esaurito. Egli non arriva a compiere il giro e si ritira”. “Il freddo mi ha causato forti crampi al petto fin dall’inizio del sesto giro- ci dice- ma speravo di rimettermi e di riguadagnare il tempo perduto. Tutti i miei sforzi non mi hanno giovato, forse mi hanno anzi danneggiato…Cari amici, da 15 mesi non riposo più e l’incidente di oggi mi convince che devo chiudere la stagione per prepararmi alle nuove lotte sportive dell’anno venturo”.. Vince Zanti in 1h50’53”. Vince un maratoneta, non il maratoneta. Il maratonetà sarà per sempre Dorando…..