Il 27 ottobre 1985 a New York Orlando Pizzolato partiva fra i favoriti: l’anno prima Orlando aveva stupito tutti in una maratona drammatica, dove il caldo umido l’aveva fatto da padrone. Lo sconosciuto (per gli americani) maratoneta di Ferrara, studente alla facoltà di Fisioterapia, aveva sbaragliato la concorrenza dei vari Dixon, Petersen, aggiudicandosi il primo posto fra la meraviglia generale. E allora, l’anno dopo, “Pissolato”, come l’aveva definito un commentatore TV poco informato, aveva il compito più difficile: confermarsi e entrare nell’èlite dei plurivincitori della Grande Mela come Salazar, Rodgers. Solo un grande atleta poteva preoccuparlo: Ahmed Salah di Gibuti (l’ex Somalia francese), che, qualche mese prima, aveva vinto la Coppa del Mondo di Hiroshima con 2h08’09”. Un tempo, per quegli anni, da primi nel ranking internazionale (in pochi avevano fatto meglio, e fra questi il portoghese Carlos Lopes con 2h07’11” a Rotterdam, migliore prestazione mondiale all time). Il 1985 era stato un anno indimenticabile per la maratona. Quella domenica a New York il cielo era terso, il sole risplendeva, e allora Salah mise subito la quarta, aiutato solo nella prima parte dall’americano Pat Petersen. Passaggi da 3'002 al chilometro…..gara finita? No, Pizzolato sapeva che le ondulazioni americane non avrebbero dato tregua al pur forte mezzofondista africano, sapeva che il Central Park, con la salita finale, sarebbe stato durissimo. Il vicentino del Cus Ferrara iniziò la rimonta al trentesimo chilometro, sinchè non intravvide la sagoma caracollante, spenta, di Salah a meno di un chilometro dalla fine. Lo superò per andare a vincere in 2h11’34”. Salah, stremato, giunse secondo in 2h12’29”. La maratona è crudele, a volte: inaugurò così la serie infinità dei suoi secondi posti. L’anno dopo avrebbe trionfato Gianni Poli. Quella era la scuola italiana di maratona….