“Complimenti!”: sono negli spogliatoi di Villa Gentile.Genova, aprile 1986, davanti a me c’è Walter Merlo, reduce dalla vittoria al “Vivicittà”. Con 34’42” su 12 km ha vinto davanti a Claudio Solone e a Rosolino Damele. “Ma cosa vuoi che sia, dài…”, si schermisce. Ma lo sguardo non è sereno, sembra inseguire qualcosa. I campioni si portano dentro qualcosa, un segreto, un mistero. Con lo sguardo sembra inseguire un sogno. Walter Merlo: cuneese di nascita, personali di 7’47”61 sui 3000, 13’37”71 sui 5000 . Tempi di valore mondiale. Lo rivedo alla partenza di una Stragenova, aprile 1995. Arriva in Carignano con una bellissima ragazza al fianco. Lui adesso ha i capelli lunghissimi, sembra un personaggio biblico, Assalonne. “Ne cambia una all’anno”, dice Giancarlo. Invidia? Vincerà con margine abissale. “Perché mi dà del lei?”,  dice. Sono alle prime esperienze di cronista. Walter era così. A volte assorto, concentrato su se stesso, ma mai altezzoso. Introverso, questo si. A volte  quasi sfuggente, come una persona che non si senta a suo agio in un ambiente. Laurea in Lettere, divorato forse da un’inquietudine che lo portava a gareggiare dovunque, come un Arthur Rimbaud dell’atletica. Ma capace di slanci: “Quando vai in Val Maira, passami a trovare a Confreria…”. E proprio in Val Maira, nel 1998, perde la vita durante un’arrampicata alpinistica. La montagna che tanto amava se lo porta via. La Natura è crudele, scrisse Giacomo Leopardi. Ancora adesso, quando passo vicino a Confreria,sulla strada della Val Maira, mi chiedo se ti ricorderai, da lassù, le cose belle della tua vita….