30 maggio 1969. Non esistevano smartphone. Forse avevano fatto la loro comparsa le cabine telefoniche. Di lì a poco l’uomo avrebbe posato il piede sulla Luna. Si era nell’èra della contestazione studentesche, dell’Autunno caldo. Una notizia era passata inosservata, perché non c’era molto spazio per la corsa in generale. La notizia veniva dal Belgio, da Anversa: “Oggi l’australiano Derek Clayton ha stabilito la nuova migliore prestazione mondiale di maratona in 2h08’33””. Derek Clayton non era nuovo a imprese del genere, avendo realizzato , primo uomo a scendere sotto il limite delle 2h10’00” a Fukuoka nel 1967. Ma correre sotto le 2h09’00” nel 1969 sa ancora di impresa al limite delle possibilità umane. Tutto da solo, come pionieri della sua terra (Ron Clarke, poi Robert De Castella, poi Steve Moneghetti): pazzesco il passaggio alla mezza maratona in 1h03’49”, con una proiezione “aliena, per quei tempi” di 2h07’38”. Poi un calo, ma il traguardo tagliato in 2h08’33”. Ebbene, Clayton non ha mai vinto le Olimpiadi. Sempre giornate storte, come a Città del Messico. Ma ci vollero 12 anni, prima che il suo record venisse migliorato. Fu impresa di un altro australiano, Robert De Castella, con 2h08’18” a Fukuoka (Giappone) il 6 dicembre 1981.