“Cred’io ch’ei credette ch’io credesse”

(Inferno, Canto XIII)

Per la prima volta il finale di una maratona è un gioco di sguardi. Come in un film d’avanguardia francese. Seoul, Corea del Sud, 2 ottobre 1988. Siamo attorno al 37° chilometro della Maratona che conclude l’Olimpiade. Lungo il fiume Han si sta disputando una delle gare più avvincenti della Storia sui 42,195 chilometri.Il veneto Gelindo Bordin, classe 1959, ha affiancato l’elegantissimo giapponese Takeyuki Nakayama. Ma i due non sono in testa. Davanti uno sgraziato ma efficace Ahmed Salah di Gibuti, che con 2:07’07” per molti anni sarà il migliore secondo di tutti i tempi nella specialità,  sta cercando di forzare il ritmo e ha una ventina di metri di vantaggio sul keniano Douglas Wakiihuri, l’elegantissimo e potente atleta che, l’anno prima, si impose ai Mondiali di Roma. Una ripresa “lunga”  e la voce rotta dall’emozione di Paolo Rosi ci fanno capire che sta succedendo qualcosa. Gelindo è laggiù in fondo, lo sguardo tagliente, concentrato.”Per male che vada è terzo”, mi dico. Ma Wakiihuri fa una smorfia di fatica, quasi facendo presagire un evento inaspettato. Che si realizza qualche metro dopo. Gelindo lo raggiunge. Riuscirà a tenere? Ed ecco la svolta . Ahmed Salah, pur essendosi fatto una solida reputazione di uomo capace di sopportare fatiche di Sisifo, si volta, scomposto. La telecamera ci restituisce un’espressione di sgomento. LEGGENDA METROPOLITANA: Pare che avesse fatto, prima della partenza, un 3000 in 8’30” sulla pista di riscaldamento. Al quarantesimo chilometro la sagoma ascetica di Salah è affiancata  dalla silhouette in maglia bianca con scudetto tricolore: eccolo Gelindo.In quell’aggancio ci sono tutti i chilometri fatti nell’altura del Sestrière, tutte le salite degli esordi con il team del Gaac Verona, tutte le campestri, tutto, ma proprio tutto quanto fa un campione. Bordin allunga, adesso lo sguarda traguarda idealmente l’entrata dello Stadio Olimpico. Paolo Rosi si fa prendere dall’emozione: “Forza Gelindo, devi affrontare le ultime salite, tu, uomo della Pianura”….Bordin entra per primo nello stadio. Tagliato il traguardo in 2h10’32”, bacia la pista. E’ il primo italiano a vincere il titolo olimpico in maratona. Oggi Gelindo compie 60 anni.