Il 17 novembre 1963 Giorgio Jegher, triestino di nascita e genovese di residenza, corre il Campionato Italiano di maratona a Reggio Calabria. Si iscrive all’ultimo momento, dopo aver convinto a fatica i dirigenti dell’allora Associazione Amatori Atletica (Aaa) Genova a accompagnarlo nella lunghissima trasferta. Qualche anno prima il longilineo mezzofondista aveva corso i 1500 in 3’50”. Per poi scomparire qualche anno dopo. Nessuno fa caso al genovese, che non segue  il ritmo iniziale del toscano Periccioli. Dopo la prima metà gara, però, succede l’imprevedibile: Jegher ricuce il vantaggio di Periccioli, lo supera e innesca un finale in progressione. Fra lo stupore generale, è lui a laurearsi campione italiano in 2h27’51” con divari abissali nei confronti di Periccioli, 2h33’33” e Cuccuru, 2h39’18”. Tale è la facilità di corsa, che Jegher viene convocato per l’Olimpiade di Tokyo del 1964. Replicando la gara dell’anno precedente, senza patemi d’animo, ragionando, Jegher in Giappone è 17° assoluto in 2h24’45”, primo italiano nella gara vinta dal mitico Abebe Bikila. Jegher scompare di nuovo. Qualche anno dopo farà l’allenatore di cavalli in diversi ippodromi.Una carriera tanto breve, quanto folgorante.Il grande maratoneta ligure se n’è andato nel 1997, a soli 60 anni.