Genova, 1 marzo 1992. Alle 18 parte la finale dei 3000 m dei Campionati europei indoor. Ci sono tre azzurri in gara: Stefano Mei, Gennaro Di Napoli e Alessandro Lambruschini. Con loro un cliente difficile, ostico come lo spagnolo Josè Luis Gonzalez, un personale di 3’30”92 sui 1500 nel lontano 1985. Mezzofondista navigato, esperto, con un rush finale rovente. Mai portarlo in volata. Così come l’inglese John Mayock, tempra da combattente, un emergente. Riesco a svicolare dalla tribuna stampa e a raccogliere un parere al volo da Alessandro Lambruschini che si sta riscaldando sull’anello esterno in cemento del palazzetto: “Sarà gara tattica?”, gli chiedo. “No, stasera si va forte”. Forse perché c’è uno striscione con sopra scritto “Stefano tei el Mei” , in slang spezzino, è proprio il ragazzo di La Spezia a prendere subito la testa della corsa. I primi duecento in 29”00, i quattrocento in 60”0. Mei insiste mentre il “Pala” è una bolgia. In tribuna stampa qualcuno scrolla la testa: “Ma dove vuole andare? E’ un ritmo da record mondiale!”. Si passa in 2’00” agli 800 m; sempre in testa il ragazzo che aveva vinto il titolo europei dei 10000 m sei anni prima a Stoccarda. Ma erano 25 giri, non una sorta di “gara della morte”, resa oggi quasi furiosa dal rimbombare dei passi dei concorrenti sulle curve paraboliche. Il ritmo scende, si passa in 5’11” ai 2000. Gonzalez e Mayock serrano le mascelle. Ma sono sempre lì, nel gruppo di testa. Quand’ecco si materializza il gioco di squadra: a cinque giri dalla fine Lambruschini sorpassa Mei. Rallentare significherebbe consegnare lo scettro della corsa nelle mani di mezzofondisti veloci. A due giri dalla fine Gennaro Di Napoli affianca “Ale” e parte lungo. Insiste. Al suono della campana il Palasport viene giù dalle urla e dagli incitamenti. Urlano dalle tribune, dalle gradinate, urlano gli addetti alle corsie. Genny vola, vola, si può concedere, a trenta metri dalla fine, un gesto verso il padre  come a dire: “Hai visto che sto vincendo?” Qualche secondo dopo Gennaro diventa il nuovo campione europeo dei 3000 m indoor in 7’47”24. Con la “carica di stamina”, come direbbero gli inglesi. Quando la caparbietà, la rabbia, il furore agonistico comandano le fibre muscolari vero il primo posto.