Non si può non essere d’accordo con la corsa di Domenica 14 ottobre nel ricordo della tragedia del  Ponte Morandi, perché, oltre a sensibilizzare tutti, non solo il mondo dello sport, riguardo a vittime umane e al desolato post crollo, vuole segnare una ripresa della Città. Però sarebbe altrettanto bello che, passo dopo passo, si ricostruisse non solo il Ponte sul Polcevera,ma un ambiente vero della Val Polcevera. Perché, parliamoci chiaro, Genova è stata sempre divisa in due: un Ponente operaio e un Levante residenziale. Partiamo dal nostro sport preferito: atletica leggera, nella fattispecie podismo. In Val Polcevera non c’è NIENTE. Non un progetto di impianto, non un sentiero nel verde con una manutenzione seria. Non è giusto che tanti appassionati siano costretti a correre in strade trafficate e inquinate, non è giusto che le varie amministrazioni comunali non abbiano mai fatto qualcosa in questo senso. Anni fa si parlò di un progetto relativo alla Diga di Begato, poi alla zona di San Biagio. Non abbiamo, nella nostra modestia, informazioni maggiori in merito.E gli anni passano: se è vero che la vocazione di quartiere o vallata industriale  viene meno perché non c’è più l’industria pesante di un tempo,  è altrettanto vero che il rischio-dormitorio per una città-quartiere di almeno 50.000 abitanti è all’evidenza di tutti. Periferie abbandonate al loro destino, traffico impossibile, inquinamento: la corsa di domenica 14 ottobre potrebbe essere il punto d’inizio per sensibilizzare a una diversa pianificazione ambientale della Val Polcevera.