Un burbero benefico. Non trovo altre parole per riassumere , forse ingenerosamente, le tante qualità di Ernesto Cabula, che è mancato all’affetto dei suoi cari il 13 febbraio.Velocista dalle doti indiscusse, primeggiava a livello nazionale negli anni settanta: fu capace di correre i 200 in 21”6 manuale, su piste improponibili. Prima con la maglia dell’Amatori, poi con quella del Cus Genova, si fece conoscere in tutta Italia. Ernesto aveva un carattere taciturno, ma chi lo conosceva (prima come compagno di allenamenti, poi come allievo nelle sue lezioni di Educazione Fisica ) ne apprezzava la genuinità, la generosità, l’altruismo. Dopo quella di velocista, si inventò letteralmente dal nulla una carriera da master fondista, riuscendo a correre la maratona in meno di tre ore.Un brutto destino ci priverà per sempre dei suoi allunghi, dei suoi consigli, delle confidenze strappate al campetto di corso Montegrappa. Si può solo dire che è mancato mentre praticava l’ultimo suo sport preferito: il ciclismo. Ma noi, oggi, ci sentiamo più poveri.