Il 18 aprile 1974 a Genova viene rapito dalle Brigate Rosse Mario Sossi, classe 1932, magistrato sostituto procuratore della Repubblica, davanti alla sua abitazione nell'elegante quartiere di Albaro: è il primo sequestro dei cosiddetti "Anni di piombo", un triste capitolo nella Storia d'Italia.Il capoluogo ligure, città dove a volte succede l'imprevisto, l'irreparabile, l'irrazionale, si sveglia scoprendo e toccando con mano, per la prima volta, la realtà del Partito Armato. Non si tratta ancora del Mario Sossi che, nel 1975, inizierà a correre, e, nel 1983, organizzerà la prima edizione della "Stragenova": ma, come un maratoneta che deve dare fondo alle più nascoste energie psichiche e fisiche, Mario, nella prigione-bunker di un paesino  vicino a Tortona (Alessandria), resiste al lavaggio del cervello e all'interrogatorio di Mario Moretti, Alberto Franceschini e del commando. "Ero rinchiuso in una cella larga tre metri, avevo perso il senso del tempo ma non mi sono mai abbandonato alla disperazione. Volevano barattare la mia libertà con quella di alcuni brigatisti in carcere, ma riuscii a controbattere le accuse giorno per giorno".Quel magistrato è considerato da certi settori politici un reazionario, un ultraconservatore; all'epoca c'è la logica durissima dei due fronti: o compagni o fascisti. Eppure, quest'uomo un po’ imprevedibile, dagli occhi azzurri, dall'immutato candore nonostante il dolore dell'esperienza (quasi una scoperta del male?) , riesce addirittura a rompere il muro ideologico che gli sta davanti: " Si, sono riuscito a instaurare un dialogo con i miei carcerieri che, a dir la verità, mi hanno trattato bene. Ricordo che, prima di abbandonarmi alla periferia di Milano, Franceschini mi disse: " Mario, adesso fai il bravo…". L'incubo termina il 23 maggio dello stesso anno, circa un mese dopo. E' l'inizio di una nuova vita. Fino a quel momento Sossi aveva praticato ciclismo e scialpinismo: su consiglio di un amico fisioterapista, inizia a correre-cont