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In “Crampi” (Einaudi, Torino, 1992) Marco Lodoli sviluppa il lungo racconto attorno alla categoria solitudine, quasi una costante della “carriera” di ogni maratoneta, che nella sua smania podistica cerca inutilmente di sfuggire a questo tarlo, di consumare fisicamente i dubbi e le angosce di una vita alienata. Lodoli scrive: “Gli piaceva tanto percorrere quell’anello, pestare in autunno le castagne cadute dagli alberi e in primavera attraversare il polline nevoso che resta sospeso a mezz’aria. Gli piaceva alla fine sedersi sulle gradinate e sentire le gocce di sudore che dalla fronte piovevano ritmicamente fra i piedi, osservare i ragazzi in pista che si allenavano per le gare future…..Se io sono stanco e fermo sulle gradinate , adesso chi c’è che corre? Se sorprendeva a pensare Cesare, e dentro una voce gli rispondeva: Sei sempre tu, è la smania”. Un libro che descrive con realismo la realtà di una pista e di un campo di atletica.